Archivio della Categoria 'Settimo come era'

Altri tempi

venerdì 26 aprile 2013

 

Ricordi di altri tempi.

Settimo che non c’è più

venerdì 15 gennaio 2010

Settimo come era…
Su tutte le pubblicazioni degli storici settimesi si legge che a Settimo esisteva, in zona provinciale, una chiesa dedicata a San Salvatore ma nessuno è ancora riuscito a localizzarla. Io un’idea ce l’avrei. Negli anni della mia fanciullezza, precedentemente alla costruzione del villaggio FIAT, via Caboto terminava in un fosso dove scorreva acqua derivante dalla Bealera del mulino, oltre il rio tutti campi coltivati ma quello che per me è sempre stato un enigma è che una cinquantina di metri oltre il ruscello sorgesse un rettangolo di terreno incolto, sopraelevato rispetto ai campi lavorati, dove noi ragazzi ci rifornivamo di rami di acacie senza spine, “gasie mate”, che usavamo come spade per fare la “scherma”, gioco molto in voga a quel tempo. La domanda che mi son sempre posto fin d’allora è il perché i contadini non coltivassero quel piccolo pezzo di terreno conoscendone la fame di terra che esisteva in tempo di guerra e anche dopo. Oggi ragionandoci su mi vien da pensare che di padre in figlio, generazione dopo generazione, non avessero mai messo le mani su quel terreno proprio perché in quel luogo nei secoli precedenti sorgesse la chiesa di San Solutore, perciò intoccabile. Da ricordare che durante la costruzione delle case Fiat vennero alla luce alcune tombe e come si sa in passato erano usuali le sepolture nei pressi delle chiese.

Nuova piazza

mercoledì 26 novembre 2008

Piazza Campidoglio

Seto,me pais

lunedì 26 maggio 2008

Meglio cittadini o meglio paesani?
Quando eravamo “paculin” si viveva in un altro mondo, non si può dire che non si aspirasse ad un tenore di vita migliore, come d’altronde è al giorno d’oggi, solo che le esigenze erano diverse: un lavoro stabile al primo posto, l’abitazione in proprietà era un sogno che la maggior parte della gente non osava neanche pensare perchè irraggiungibile con i salari di allora, forse la necessità più realizzabile era poter avere una bicicletta. Ecco che allora alla domenica nella bella stagione comitive di ciclisti si sparpagliavano per la campagna e lungo le rive del Po o fino al Malone e anche all’Orco con un panino o uova sode, una chitarra e tanta allegria.
Quando non esisteva ancora l’acquedotto, le falde non erano ancora inquinate e ogni casa aveva la sua pompa con tanta acqua a disposizione a gratis e non si pagava neppure la tassa sui rifiuti urbani perchè non esisteva la raccolta, ogni casa provvedeva a smaltirsi i propri rifiuti differenziando a monte, cioè raccogliendo tutto ciò che non era organico il quale veniva venduto agli stracciai che comperavano ferro, alluminio, ottone, rame, stracci, ossa, vetro ecc., la carta non si vendeva, si metteva a bagno nell’acqua fino ad ammorbidirla per poi appallottolarla ed essicarla ed infine usarla come combustibile, l’organico veniva gettato in “tampe”, di cui ogni casa era dotata, ed usato come fertilizzante negli orti.
Nei pomeriggi, durante la bella stagione, girando per il paese si potevano vedere gruppetti di donne sedute all’ombra su delle panche a rammendare o a fare la maglia approfittando per raccontarsi quanto succedeva nella borgata.
Alla sera dopo cena le strade si animavano e si formavano dei punti fissi di ritrovo dove si scambiavano notizie o ci si rimbeccava tra tifosi juventini e torinesi. I più anziani raccontavano aneddoti che magnetizzavano i giovani e le ore passavano così veloci che non si avrebbe mai voluto andare a dormire.
I ragazzini avevano il compito di procurare bracciate di fieno che asportavano dai carri che tornavano dai campi, che servivano a fare del fumo per tenere lontano le zanzare.
Quando nelle sere d’estate mi trovo a passare per via Torino mi assale la malinconia vedendola deserta e il pensiero inevitabilmente corre a quel tempo quando brulicava di gente e di socialità.
Perfino il cielo abbiamo perso, ricordo lo spettacolo a cui assistevo quando,bambino, coricato nell’erba contemplavo il firmamento stellato, una stella vicino all’altra, luminosissime.
Sicuramente il mio parere sarà diverso da quello dei giovani attuali ma giudicando quello che abbiamo perso, guardando queste due foto scattate dallo stesso punto a distanza di sessanta anni, io preferisco Settimo “paese”.

Settimo me pais

domenica 11 maggio 2008

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La Léja

LA BIBLIOTECA “CESARE GASTI”

mercoledì 9 aprile 2008

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Si deve a Cesare Gasti, insegnante elementare dell’inizio del ’900, la prima rudimentale formazione di una piccola biblioteca in una delle sedi scolastiche dislocate sul territorio di Settimo Torinese.
Nato a San Salvatore Monferrato, si trasferì ben presto a Settimo Torinese dove, sin dal 1896, potè svolgere l’attività di maestro elementare nelle classi di terza, quarta, quinta e sesta. Nel 1906 fu nominato direttore didattico e dal 1910 ricoprì la carica di ispettore scolastico. Morì a Settimo Torinese nel 1913, all’età di quarantadue anni.

La biblioteca

lunedì 3 marzo 2008

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La biblioteca C. Gasti, 340 mq – circa 50000 volumi – agibile dal 1968, è uno dei pochi gioielli nascosti che presentava Settimo a quei tempi.

Cascine storiche di Settimo

mercoledì 6 febbraio 2008

Cascina San Giorgio.

La cascina San Giorgio per secoli ha condizionato la storia di Settimo, famose le liti per le acque irrigue, ora si è trasformata in edifici residenziali di lusso mantenendo in gran parte le linee architettoniche originali. Anche il forno è stato ricuperato e fa bella mostra di se all’esterno del complesso.
All’interno, ben conservata, una cappella dedicata a San Giorgio, visibile la parte superiore dalla strada della borgata Paradiso.

Antiche cascine di Settimo

domenica 20 gennaio 2008

Le radici contadine di Settimo.

Altre testimonianze del mondo agricolo settimese, cascine che sopravvivono alla tentazione di urbanizzazione.

Cascina Bordina ormai assediata dai palazzi.

Bordina

Bordina

Cascina Pramollo con la propria Cappella

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Nando

Antichità che scompaiono

giovedì 8 novembre 2007

Ultimi giorni di vita per un’altra antica cascina di Settimo: Cascina Borniola. Chi vuole vederla deve affrettarsi poichè è stata decisa la cartolarizzazione, brutta parola inventata di recente ma che significa la fine per questo edificio, poichè chi lo acquisterà sicuramente non lo destinerà più per ciò che è stato costruito e per le funzioni svolte nei quasi 500 anni di esistenza ma lo spianerà per costruici sopra un capannone industriale che poi forse fra 5 – 6 anni verrà abbandonato per mancanza di commesse.